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Ottobre rosso a Roma

Quando: martedì 30 gennaio 2018, h 17:00
Dove: Biblioteca di storia moderna e contemporanea, Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32, Roma
Biblioteca di storia moderna e contemporanea

Ottobre rosso. Letture italiane della rivoluzione bolscevica

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In occasione dei cento anni dalla rivoluzione bolscevica, un numero della rivista «Zapruder» è stato dedicato a quell’evento/processo epocale che ha segnato la storia del Novecento. E’ stato analizzato come l’Ottobre rosso fu osservato nell’Italia del secolo scorso, concentrandosi sulla percezione coeva o immediatamente successiva. Perché, fin da subito, si pose il problema della decodificazione di quella “strana rivoluzione”: avvenuta sotto la guida di un partito d’impronta “giacobina” (cioè composto da un élite intellettuale) e in un contesto economico-sociale all’epoca giudicato “arretrato”. Cioè in una situazione che sembrava ribaltare alcuni assunti del marxismo ortodosso, che l’emancipazione dei lavoratori potesse avvenire solo per opera dei lavoratori stessi e che la rivoluzione socialista potesse darsi solo laddove lo sviluppo delle forze produttive aveva raggiunto lo stadio del capitalismo maturo. Senza dimenticare il fatto che, a livello di rappresentazioni oleografiche e mitizzanti, lo stato sovietico si è praticamente sovrapposto al bolscevismo, diventandone la “naturale” prosecuzione, finendo per sostituire la spinta rivoluzionaria e libertaria sottesa all’idea di uguaglianza con la difesa dello stato “sovietico” e delle sue logiche autoritarie. L’Ottobre rosso si sarebbe così trasformato – dialetticamente e contro la volontà dei suoi artefici – nel suo contrario: una sconfitta epocale dell’idea socialista. Una sconfitta sulla quale è ancora necessario riflettere per trarne una lezione. Non fosse altro – parafrasando il finale di Uomini e no di Elio Vittorini – per «imparare meglio».

Ne parliamo alla Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma con Eros Francescangeli e Giulia Pacifici (curatori del numero), Roberto Bianci, Alex Höbel e Chiara Giorgi.

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