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#SIMposio2019: lanci, commenti e discussioni

A mo’ di archivio, ripubblichiamo i “lanci” ospitate da alcuni quotidiani e riviste online in vista del SIMposio 2019: un appuntamento che, arrivato alla sua quindicesima edizione, ha saputo rilanciare e che ha visto una larga partecipazione. Chi se l’è perso non deve far altro che aspettare il 2020 o, ancora meglio, proporre un dialogo o un’attività per aiutarci a costruire il programma: tieni d’occhio le nostre call.

Storie in movimento

È arrivato alla quindicesima edizione il SIMposio di storia della conflittualità sociale organizzato dall’associazione Storie in Movimento (SIM). Il SIMposio, che si terrà dal 25 al 28 luglio, è un’occasione di confronto e discussione, parte integrante del progetto SIM accanto alla rivista Zapruder e la rivista internazionale Zapruder World.

In un panorama culturale sempre più compartimentato e quasi sempre subalterno a gruppi di potere e logiche di mercato, il SIMposio vuole essere un laboratorio di incontro fra esperienze e soggetti diversi per costruire un sapere storico mai addomesticato. Liberare e far circolare i saperi in uno spazio di discussione critica orizzontale è la nostra scommessa politica.

Se la location è sempre la stessa, l’Isola Polvese sul Lago Trasimeno, quest’anno ci saranno molte novità. Per la prima volta l’organizzazione del programma prevede infatti sessioni mattutine di due dialoghi in contemporanea, così da poter scegliere quello che più interessa negli spazi dell’Isola. Ci sarà anche un seminario pomeridiano dedicato alla storia dell’immigrazione nell’Italia repubblicana, tenuto dallo storico Michele Colucci, e uno spazio per tracciare collettivamente un bilancio critico dell’esperienza di SIM a 17 anni dal lancio del progetto.

Molti i temi trattati. Insieme ad alcuni protagonisti (inclusa Dinamopress) parleremo dell’Onda, il movimento partito dai tagli all’istruzione nel 2008, delle difficoltà (e delle possibilità!) di ricostruirne una storia. Ci saranno poi dialoghi su problemi della storia orale come strumento per l’indagine sulla memoria di chi fu “ai margini” del Sessantotto e sulle “conoscenze soggiogate”, eluse dalle narrazioni storiche dominanti e di come ritrovarle per ri-scrivere la storia. Discuteremo anche del rapporto, quanto mai attuale, fra saperi tecnici e impegno politico e ci addentreremo nelle parole di Audre Lorde a partire dalla recente traduzione italiana delle sue poesie. Nel dialogo finale, domenica mattina, ragioneremo con alcuni artisti, scrittor, musicist* (tra gli altri, Alberto Prunetti e Zero Calcare) di come linguaggi diversi quali fumetto, musica, video, narrativa approcciano il tema del conflitto e come questa molteplicità può risultare ricca d’implicazioni per l’analisi storica.

Le serate sono sempre momenti importanti al SIMposio, dove tra un bicchiere di vino e una partita a carte o a biliardino continuano i dialoghi cominciati durante la giornata.

Quest’anno ci saranno anche un concerto e un film. Venerdì sera infatti proietteremo Arrivederci Saigon, lavoro di Wilma Labate su “Le Stars”, gruppo musicale di ragazze toscane catapultate in Vietnam del Sud nel 1968 a esibirsi davanti alle truppe statunitensi. La regista sarà presente per introdurre e discutere il film. Sabato sera invece ospiteremo i Cronofillers, crew di rapper e beatmaker militanti dalla Toscana, che di recente hanno pubblicato un concept album su Chernobyl.

Qui il programma completo, le iscrizioni sono aperte fino al 14 luglio.

(Pubblicato su dinamopress.it il 6 luglio 2019)

Torna SIMposio, l’appuntamento ‘residenziale’ con la storia della conflittualità sociale

di Sara Spimpolo

Tre giorni di dialoghi, discussioni e seminari – da giovedì 25 a domenica 28 luglio – nella cornice dell’isola Polvese, sul lago Trasimeno. L’incontro è promosso dal progetto Storie in Movimento e dalle riviste di storia della conflittualità sociale “Zapruder” e “Zapruder World” e vedrà alternarsi seminari sulla storia dell’immigrazione a film sul Vietnam del 1968, dibattiti sui saperi tecnici e narrazioni femministe. Iscrizioni aperte fino al 14 luglio.

“In un panorama culturale sempre più compartimentato e quasi sempre subalterno a gruppi di potere e logiche di mercato – scrivono gli organizzatori – il SIMposio vuole essere un laboratorio di incontro fra esperienze e soggetti diversi per costruire un sapere storico mai addomesticato. Liberare e far circolare i saperi in uno spazio di discussione critica orizzontale è la nostra scommessa politica”. Parte integrante del progetto “SIM”, promosso da Storie in Movimento e dalle rivista “Zapruder“, SIMposio compie quindici anni e festeggia con tre giorni di discussioni e seminari in cui studiose/i dagli approcci, metodi e interessi storiografici diversi si aprono ad un dibattito più ampio. Il tutto all’interno di una cornice conviviale, “in cui l’orizzontalità dell’approccio comunicativo non collide con l’esigenza di non abbassare la soglia dello spessore culturale dei contributi”.

Il tema del conflitto sarà indagato a partire da approcci che scommettono sulla ricchezza delle differenze (di punto di vista, di approccio metodologico, di linguaggi). Si inizia giovedì 25 luglio con una riflessione critica sull’Onda, il movimento partito dai tagli all’istruzione nel 2008; dialogheranno sull’argomento: l’Archivio dei movimento sociali – 14 dicembre, Ilaria Bracaglia, Daniele D’Ambra e Giorgio Sestili, Dinamopress, Sebastiano Ferrero, Davide Grasso, Antonino Sciotto e Lorenzo Zamponi. In serata verrà proiettato “Arrivederci Saigon” (2018), il film di Wilma Labate su “Le Stars”, gruppo musicale di ragazze toscane catapultate in Vietnam del Sud nel 1968 a esibirsi davanti alle truppe statunitensi. Dialogheranno con la regista Damiano Garofalo e Erik Scaltriti. Si continua venerdì 26 con un tris di seminari: “Inter/vista. Storia orale e dialogo fra generazioni”, “Le storie per (ri)fare la storia. Le “conoscenze soggiogate” nella narrazione storica” e “Immigrazione straniera e storia dell’Italia repubblicana, verso una possibile ricomposizione”.curato da Michele Colucci.

Sabato 27 luglio si discuterà del rapporto fra saperi tecnici e impegno politico nel seminario “Tecnici, politica e movimenti sociali”, e si parlerà di femminismo attraverso le parole della poetessa Audre Lorde. Nel pomeriggio verrà aperto uno spazio per tracciare collettivamente un bilancio critico dell’esperienza di SIM a 17 anni dal lancio del progetto. A seguire si ascolteranno i Cronofillers con i loro racconti postatomici. L’appuntamento si conclude nella giornata di domenica 28 con il dibattito “Raccontare il conflitto. Altre narrazioni, altri linguaggi”, nel quale interverranno l’Archivio delle memorie migranti, Dominique Boa, Giuliano Bracci, Claudio Casale, Alberto Prunetti e Zerocalcare. Il festival culturale si svolgerà presso la Fattoria il Poggio, nel Parco naturale Isola Polvese, sul lago Trasimeno. Le iscrizioni saranno aperte fino al 14 luglio. Per info e prenotazioni ci si può rivolgere al sito http://storieinmovimento.org/2019/06/25/simposio-2019/.

(Pubblicato su Radio Città Fujiko l’11 luglio 2019)

Al via il «Simposio» di storia della conflittualità sociale

di Alessandro Stoppoloni

Incontri. La rivista Zapruder e il racconto del movimento dell’Onda, a dieci anni dalla sua nascita

Come accade ormai da quindici anni, l’associazione Storie in movimento (Sim) organizza il SIMposio di storia della conflittualità sociale. L’appuntamento è dal 25 al 28 luglio sull’isola Polvese (lago Trasimeno). Nata nel 2002, in seguito a un appello per la creazione di una rivista per lo studio dei movimenti e dei conflitti sociali, Sim è ancora attiva e in movimento: dal 2003 pubblica la rivista Zapruder e, dal 2011, la rivista in lingua inglese Zapruder World.

IL NUMERO 48 segna il passaggio dalla storica casa editrice Odradek a Mimesis, mentre la nuova grafica (curata dallo studio Parcodiyellowstone di Milano) e il nuovo formato rendono più semplice la lettura e la circolazione della rivista. Anche il SIMposio si presenta in una diversa forma. Lo spirito è quello di una conversazione orizzontale, lontana dalle ingessature accademiche, ma condotta con rigore e capacità critica. Le «unità di base» del SIMposio sono i dialoghi: non i panel tipici delle conferenze accademiche, ma dibattiti su temi specifici che prevedono alcuni interventi iniziali e poi un’ampia discussione.

Questanno il programma si aprirà il 25 luglio con un dialogo su come raccontare la storia del movimento dell’Onda a dieci anni dalla sua nascita. Al centro, la conservazione delle fonti che lo riguardano. La giornata verrà completata dalla proiezione di Arrivederci Saigon di Wilma Labate (2018), con la regista presente in sala. Inoltre, il SIMposio si sdoppia e prevede dialoghi in contemporanea. Vari i temi affrontati: si va dall’uso delle fonti orali al tentativo di capire come delle storie ritenute a lungo marginali possano contribuire a mettere in discussione i modi di pensare più consolidati, passando per il difficile rapporto fra sapere tecnico e impegno politico.

CI SARÀ SPAZIO anche per la traduzione, partendo dai testi della poeta afroamericana Audre Lorde. È previsto poi un seminario, condotto dallo storico Michele Colucci, sui temi del suo recente libro Storia dell’immigrazione straniera in Italia. Dal 1945 ai giorni nostri (Carocci, 2018). Non mancheranno né lo spazio assembleare (si parlerà sia del SIMposio in sé sia del percorso che Storie in movimento ha compiuto nei suoi diciassette anni di vita) né la musica: il 27 la serata sarà affidata alla crew di beat maker e rapper Cronofillers. Il SIMposio si concluderà domenica 28 con un dialogo sui diversi modi di raccontare il conflitto che vedrà protagonisti, tra gli altri, Zerocalcare, Alberto Prunetti e il giovane regista Claudio Casale con il corto My Tyson. Oltre ai dialoghi e alle altre attività, il Simposio offre molte occasioni di incontro e di discussione.

Non è un caso che molte delle idee per i nuovi numeri di Zapruder e di Zapruder World o per futuri dialoghi nascano proprio durante quei giorni. È possibile iscriversi fino al 14 luglio, seguendo le istruzioni contenute sul sito www.storieinmovimento.org.

(Pubblicato su «il manifesto» del 23 luglio 2019)

Quando la lotta è per il sapere

di Alberto M. Poscetti

Alla fine del 2008 studenti, professori e ricercatori si riversarono nelle strade contro la riforma Gelmini e i tagli all’università. Libri, pubblicazioni e un incontro promosso dall’associazione Storie in movimento riflettono sul movimento studentesco dell’Onda, l’ultimo ad avere proporzioni di massa in Italia.

L’ultimo movimento studentesco di massa in Italia ha ormai più di dieci anni. L’Onda invase le strade e università italiane nell’autunno del 2008; non che da allora siano mancate proteste, occupazioni, assemblee, ma non hanno raggiunto neanche lontanamente il volume e la capacità di imporsi di quel movimento. Gli universitari del 2008 erano stati i liceali del 2003, quando l’opposizione alla riforma Moratti scosse le scuole italiane, più o meno in contemporanea alle proteste globali contro la guerra in Iraq, e a soli due anni dal G8 di Genova. Insomma l’Onda chiuse un lungo ciclo di lotte soprattutto ma non solo giovanili, un ciclo a cui dieci anni dopo possiamo cominciare a guardare con distacco, provando a capire come ricordarlo, come studiarlo, e cosa ha lasciato. All’interno del 15esimo SIMposio della conflittualità sociale promosso dall’associazione Storie in movimento, sull’Isola Polvese (Lago Trasimeno), l’Onda è uno dei temi affrontati da un punto di vista storiografico.

Il movimento nacque inizialmente per protestare contro i tagli all’istruzione proposti dall’allora Governo Berlusconi IV, con Mariastella Gelmini come Ministro all’Istruzione, Università e Ricerca, e andò avanti per mesi mobilitando non solo studenti e studentesse ma anche insegnanti, ricercatori, operatori del mondo della cultura. L’ottobre del 2008 fu il momento cardine di quel movimento, con i due No Gelmini day, con le proteste più plateali e anche i momenti di scontro più duri. La legge in sostanza prevedeva un progressivo calo dei finanziamenti pubblici alle università, mentre apriva sempre di più alla privatizzazione – i due passaggi non sempre, come si crede, vanno di pari passo, basti guardare a quanti finanziamenti pubblici diretti o altri tipi di agevolazioni ricevano alcune università non pubbliche all’estero, per esempio negli Stati Uniti. A fine ottobre si verificano gli scontri che forse sono entrati più prepotentemente nell’immaginario collettivo: in pieno centro a Roma, a Piazza Navona, il movimento reagisce alle provocazioni e tentativi di infiltrazione dei giovani di CasaPound, con scontri anche violenti e un atteggiamento quantomeno ambiguo della polizia. A novembre invece si tiene a Roma un’assemblea nazionale dell’Onda. Vale la pena rileggere quello che scriveva al tempo un gruppo di militanti – sotto il nome collettivo di CRUI (e), Comitato rivoluzionario per l’università italiana (in esilio) – in un libricino pubblicato nel 2009, L’Onda che viene. Tesi per rilanciare il movimento: in quell’assise “non si è parlato di rivoluzione o di presa del Palazzo di inverno ma semplicemente del nostro futuro”. E in un altro volumetto, del 2008 Onda su onda. Studenti e precari in rivolta. I documenti a cura di Studentesse sull’orlo della crisi, “Il primo, pericoloso passo verso il cambiamento è la presa di coscienza di essere parte di un tutto a cui è stata tolta una dimensione del tempo: il futuro. Questo movimento vuole riappropriarsene combattendo il mezzo tramite il quale le istituzioni hanno compito questo furto: la precarizzazione”. La questione non è quindi quella della presa del potere, ma riappropriarsi del futuro per una generazione che più di altra stava subendo la crisi. Si capiva già, dunque, come quella crisi avrebbe schiacciato il futuro di molti e molte che parteciparono a quelle proteste, portando la già presente precarietà a livelli inimmaginabili: uno degli slogan più potenti fu proprio “noi la crisi non la paghiamo”. Passati quasi undici anni si può dire senza paura di essere smentiti, che quella generazione protagonista dell’Onda la crisi la sta pagando, e che quindi quella paura si è realizzata appieno. I problemi che pose l’Onda insomma sembrano tutt’altro che risolti, anche se mancano attualmente movimenti di massa che se ne facciano di nuovo carico. Ancor più sembra mancare una controparte politica con cui interagire. È proprio nel 2008 che viene meno infatti quasi completamente il rapporto con la sinistra partitica, e avviene in maniera consapevole. Ancora in L’Onda che viene si legge: “Il movimento dell’Onda ha deciso di fare a meno della Sinistra istituzionale, ormai dirotta al ruolo di convitato di pietra, e ha deciso di iniziare a far politica da sola”. Quella frattura non si è mai ricomposta, e anzi sembra allargarsi.

La novità è non solo la quantità di persone che scendono in piazza, improvvisamente, come fiumi carsici che riesplodono, ma anche l’eterogeneità delle forme di lotta: cortei, assemblee, sit-in selvaggi, le proteste alla Festa del Cinema di Roma di quell’anno. Chi sono queste persone che, apparentemente in maniera improvvisa, scendono in piazza? Il modo migliore è forse quello di guardare alla mille incarnazione di Anna Adamolo, anagramma di Onda anomala, un nome collettivo che nasce dal movimento. Anna Adamolo ha un lato istituzionale, vale a dire il Ministro Onda dell’Istruzioni, Università e Ricerca, il cui compito era quello di “tutelare l’istruzione e l’università italiana” e quindi come primo impegno il ritiro della Legge 133 e della legge Gelmini, ma era una madre precaria il cui figlio grande andrà a scuola con il maestro unico mentre la sorella grande ne aveva tre, o i cui figli potranno andare al nido solo a pagamento. Ed è una donna di 42 anni, con abilitazione all’insegnamento, che fa supplenze da sette anni, ha un dottorato e una laura con 110 a lode ma non vuole trasferirsi all’estero per lavorare, ma non riuscirà a farlo in Italia perché “su cinque professori universitari che andranno in pensione, ne verrà assunto uno solo”, e naturalmente una studentessa arrabbiata per i tagli all’istruzione.

È forse presto, dati i relativamente pochi anni passati e la distanza ancora scarsa che ci separa da quegli eventi, ma alcune domande vale la pena porsele: perché non ci sono stati più movimenti con quella carica e capacità di mobilitazione? È l’ultimo movimento studentesco novecentesco che ci sia stato in Italia, o invece le novità superarono le ispirazioni del secolo scorso (per l’Internazionale Surfista, un altro dei nomi collettivi, per esempio, si tratta di “Un movimento assolutamente post-novecentesco”)? Vale la pena anche chiedersi che cosa è rimasto nella memoria collettiva, nella pubblicistica, nella cultura, di quel movimento. Da quell’esperienza sono nati collettivi, esperienze di occupazione e autogestione (alcune ancora attive), gruppi di studio che ancora animano i movimenti italiani. Sembra però che l’Onda sia stata accantonata, quasi dimenticata, che abbia avuto poche rappresentazioni mediali o artistiche non coeve. Oltre naturalmente a parlare con i protagonisti, mancano proprio gli strumenti: pochi gli articoli online e non, poche le informazioni in generale, pochi persino i video su YouTube nonostante quel movimento fece ampio uso di nuovi media. Suppliscono in parte volumetti pubblicati all’epoca, come i già citati Onda su onda (pubblicato da Bfs edizioni), L’Onda che viene, e L’esercito del surf. La rivolta degli studenti e le sue vere ragioni e (entrambi per Derive Approdi), e non manca anche un libro che raccoglie gli interventi di Anna Adamolo (Sono Anna Adamolo. Voci e racconti dall’Onda Anomala). Ma la sensazione è che quel movimento debba ancora essere sistematizzato e storicizzato.

(Pubblicato su Left, n. 30 del 26 luglio 2019)

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