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Le chiavi della città

Roberto Carocci, Daniele D’Alterio, Tito Menzani (a cura di), La modernità imperfetta. Lavoro, territorio e società a Roma e nel Lazio tra Ottocento e Novecento, Roma, Odradek, 2022, pp. 458

Nel volume che qui viene presentato riprendono corpo gli studi dedicati alla storia di Roma contemporanea: un terreno storiografico già ricco, ma che ancora lascia spazio a ricerche originali sui molteplici soggetti sociali che ne hanno determinato la crescita e l’attuale – caotica conformazione. Le tante criticità della Roma odierna possono essere comprese con la lente della storia e questo libro, corposo e poliedrico, è un utile supporto.

Le chiavi della città. Leggere le criticità di Roma con gli strumenti della storia

Giovanni Pietrangeli

All’indomani dell’annessione al Regno d’Italia e allo spostamento della capitale, Roma subì una delle più vorticose trasformazioni mai viste fino ad allora nelle grandi capitali dell’Europa occidentale. Nell’arco di pochi decenni la sua pianta urbana, l’architettura, le infrastrutture, ma anche lo stesso tessuto sociale vissero una metamorfosi che Parigi e Vienna avevano affrontato in tempi ben più dilatati.

La città papale, chiusa tra le sue mura, organizzata secondo modelli economici, etici e culturali arretrati per gli standard dell’epoca, divenne una specie di foglio bianco sul quale le nuove élite urbane – sia quelle trapiantate dal centro nord che quelle autoctone – tentarono, con risultati altalenanti, una radicale trasformazione dell’identità cittadina.
Di questi interventi oggi rimangono visibili a occhio nudo ben poche persistenze. Le lottizzazioni delle ville storiche a nord e nordest delle mura aureliane; alcuni vecchi edifici industriali incastonati nelle edificazioni di inizio Novecento e oggi riconvertiti per l’abitare di lusso e i rinnovati consumi urbani; scampoli di infrastrutture dell’epoca in parte utilizzati, in parte inglobati nei servizi a rete della città.

Sono queste le testimonianze del corposo volume collettivo curato da Roberto Carocci, Daniele D’Alterio e Tito Menzani, La modernità imperfetta. Lavoro, territorio e società a Roma e nel Lazio tra Ottocento e Novecento (Odradek 2021, pp. 457, euro 34,00). Nell’approccio dei tanti saggi che compongono il libro, la modernità cui fa riferimento il titolo è sia una modernità industriale e materiale, sia dei consumi, delle identità e delle culture di Roma capitale d’Italia e del Lazio.
In tutte queste dimensioni, agli interventi di modernizzazione è doveroso aggiungere la qualifica di «imperfetta» poiché la città non è mai stata realizzata secondo coerenti linee di sviluppo, come ben sa chi Roma la vive o la ha vissuta al di là delle rotte turistiche. Stressata dalle esigenze del consenso locale, dalle strategie dei governi nazionali e – soprattutto – dagli interessi economici in gioco, la città ha vissuto tutto e il contrario di tutto: progetti di capitale scientifica di caratura europea; investimenti industriali dislocati pressoché su tutta la sua superficie; piani regolatori che ne hanno orientato l’espansione tanto verso il mare che verso l’entroterra, senza mai raggiungere una piena compiutezza. Lo stesso si può dire delle persone che la abitano: ingabbiate nella cultura paternalistica e clericale prima, nelle rigidità della pianificazione economico-sociale dopo l’unificazione e nelle inefficienze dello sviluppo irregolare della seconda metà del Novecento.
Nella pluralità degli approcci e nell’ampiezza dell’arco cronologico analizzato, La modernità imperfetta dialoga con una vasta letteratura che, in particolare tra gli anni 80 e i primi 2000, ha sezionato lo sviluppo di Roma cercando di cogliere nella profondità storica le radici delle criticità ormai strutturali dell’amministrazione capitolina e regionale. Di questa letteratura – le cui tracce ovviamente si trovano lungo tutto il volume – fa una efficace sintesi Tommaso Barisnella postfazione (pp. 431-438), con un particolare accento sul rapporto tra Roma e il Lazio, la regione in qualche misura “artificialmente” costituita intorno alla città capitale: Leonardo Musci, Lidia Piccioni, Alberto Caracciolo, sono alcuni dei nomi citati da Baris e con i quali si è formato chi ha fatto di Roma oggetto di studio. Tutti studi ormai vecchi di decenni, ma che è ancora utile andare a leggere di fronte alla mole di problemi che tutt’oggi affliggono la città e a cui parziali risposte possono essere date appunto dall’analisi dei modelli di sviluppo egemoni in un secolo e mezzo di città capitale.

La modernità imperfetta colpisce prima di tutto per l’apertura ai temi della storia ambientale e del rapporto tra spazio urbano e consumo di risorse. In particolare i saggi di Andrea Tappi (pp. 123-141), Ugo Mancini (pp. 315-338) e Roberto Lorenzetti (pp. 339-365), affrontando la questione dell’approvvigionamento energetico e del rapporto tra Roma e il suo hinterland, un rapporto che fin dalla proclamazione della città a capitale – e ancora di più durante il ventennio fascista – venne nettamente subordinato alle esigenze economiche, politiche e militari di Roma. Per altro, gli interventi di Mancini sui Castelli romani e di Lorenzetti sul reatino, insieme a quello di Maria Chiara Bernardini sul viterbese (pp. 291-314), rafforzano la riflessione su Roma come parte di un contesto territoriale più ampio e quindi da osservare con uno sguardo “metropolitano”, tenendo insieme la città e i flussi, i beni e le reti di approvvigionamento. Un approccio che recupera e valorizza analisi spesso già datate, ma ancora valide – penso a Anne Marie Seronde-Babonaux (1983), all’urbanista Manlio Vendittelli (1984) o ancora a Lando Bortolotti (1988).
Altro merito dell’opera è andare oltre la annosa questione della struttura economica della città: i saggi che in maniera più o meno diretta si occupano della città industriale infatti hanno quasi sempre un punto di vista abbastanza originale. Marco De Nicolò (pp. 17-44) e Roberto Carocci (pp.141-165) firmano i contributi più “tradizionali”, dedicati al mondo operaio, alle organizzazioni e alla conflittualità in età liberale. Sono saggi in cui riecheggiano studi ormai sedimentati, dello stesso Carocci (2012) ma anche di Gaetano Congi (1977) e Giuseppe Sircana (1984). Luciano Villani (pp. 45-74) e Simona Lunadei (pp. 267-290) propongono invece uno spaccato particolare: quello del lavoro femminile. Il primo concentrandosi su un caso di studio particolarmente importante su Roma industriale, quello della fabbrica Snia-Viscosa di via Prenestina, di cui una parte della documentazione è stata recuperata, riordinata e tutelata grazie all’attività di un archivio territoriale costruito dal basso; la seconda mettendo a fuoco teorie e prassi sull’ingresso delle donne nel mondo del lavoro anche al di fuori dei tradizionali contesti di impiego e il dibattito politico-culturale sul tema tra 1900 e 1922. Originali anche gli interventi di Damiano Garofalo e Denis Lotti (pp. 167-180) e quello di Daniela Brignone (pp. 229-242) perché concentrandosi su due settori particolari (cinema i primi e alimentare la seconda) sollecitano chi legge a osservare la città con un occhio diverso, giocare alla “Roma sparita” cercando nella pianta attuale le persistenze degli studi della Cines nel quartiere San Giovanni e delle fabbriche Peroni e Gentilini alle spalle di piazza Fiume.

Molto lo spazio dedicato ai fenomeni e al tessuto sociale della città, in vorticosa e continua trasformazione tra il 1870 e l’affermarsi del fascismo – l’unico saggio a spingersi decisamente più avanti temporalmente è quello di Amedeo Osti Guerrazzi sugli ebrei romani durante l’occupazione nazista (pp. 209-228).
Vale la pena citare i contributi di Michele Colucci sulle migrazioni (pp. 75-98), che approfondisce ancora il rapporto tra Roma e i territori limitrofi da cui provenivano beni, energia e anche manodopera, Tito Menzani sul movimento cooperativo a Roma e nel Lazio (pp. 99-122) e Marco Impiglia sulla figura di Fortunato Ballerini e la pratica dello sport come loisir a Roma a cavallo tra i due secoli (pp. 181-208). Quest’ultimo saggio, in particolare, oltre ad approfondire come nella città si andarono diffondendo abitudini già affermatesi più o meno ovunque nelle grandi città europee, offre anche un contributo importante a decostruire una delle narrazioni più dure a morire: quella sulla prima squadra di calcio della capitale, che Impiglia identifica nella Società ginnastica Roma (o semplicemente “Roma”), che istituì una sezione calcistica prima del 1900 (p. 189).

Per concludere, il volume (di cui qui non c’è stato modo di descrivere tutti i contenuti) segna un ulteriore passaggio in avanti nella conoscenza della città e delle radici delle tante contraddizioni che ne hanno condizionato lo sviluppo urbano e sociale. Non era semplice riuscire a trovare nuove chiavi di lettura per un territorio già abbondantemente sezionato e studiato già da almeno tre decenni, eppure La modernità imperfetta raccoglie contributi di particolare originalità proprio perché, sottraendosi dall’apparente e superata dicotomia tra città industriale e capitale amministrativa, ha saputo dare spazio a storie della Roma a cavallo tra ottocento e novecento che aiutano a tracciare un contorno sempre più definito di questa metropoli enorme e dalle molteplici identità.
Un appunto, non irrilevante per chi scrive, va fatto alla casa editrice: il grande formato e l’impaginato rendono molto faticosa la lettura e non valorizzano l’apparato fotografico e iconografico che accompagna ogni saggio.

Bibliografia

Bortolotti, L. (1988)
Roma fuori le mura, Laterza, Roma-Bari

Carocci, R. (2012)
Roma sovversiva. Anarchismo e conflittualità sociale dall’età giolittiana al fascismo (1900-1926), Odradek, Roma

Congi, G. (1977)
L’altra Roma. Classe operaia e sviluppo industriale nella capitale, De Donato, Bari

Seronde-Babonaux, A.M. (1983)
Operai tipografi a Roma 1870-1970, Franco Angeli, Milano

Vendittelli, M. (1984)
Roma capitale Romacomune sviluppo economico e crescita urbana della città, Gangemi, Roma

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