∫connessioni precarie, Nella Terza guerra mondiale. Un lessico politico per le lotte del presente, DeriveApprodi, 2025, pp. 120
Perchè in questo periodo ci interessi una riflessione e analisi sul contesto di guerra in cui stiamo vivendo, forse è anche superfluo dirlo.
Abbiamo quindi chiesto a Giovanni Cadioli di leggere per noi/voi il lavoro pubblicato da ∫connessioni precarie.Buona lettura!
E, di nuovo, buona lotta!
Un “lavoro vivo” contro la guerra
Giovanni Cadioli
Il collettivo ∫connessioni precarie – formato da studiose e studiosi militanti – con Nella Terza guerra mondiale. Un lessico politico per le lotte del presente (DeriveApprodi, 2025) offre un’analisi della guerra contemporanea come questione politica urgente. Pensato come strumento teorico per i movimenti, il volume costruisce un lessico critico per comprendere e contrastare la logica della guerra.
Il punto di partenza è l’idea che con l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 sia iniziata una “Terza guerra mondiale”. Non si tratta di un conflitto mondiale classico, ma di un paradigma globale in cui la guerra pervade il pianeta a intensità variabili. La guerra non è un’anomalia bensì un dispositivo diffuso: agisce non solo sui campi di battaglia ma anche dentro i rapporti sociali, imponendo la legge del più forte e spezzando ogni mediazione. Il collasso delle istituzioni internazionali e la crisi della globalizzazione confermano questo scenario: la guerra diventa uno strumento con cui il capitale transnazionale tenta di governare il disordine globale. Dai fronti aperti in diverse regioni, ogni conflitto odierno rientra in un quadro unitario, in cui tutti gli atti di guerra obbediscono a una logica comune: mantenere o ristabilire il comando sul “lavoro vivo” su scala mondiale.
La prospettiva adottata dalle autrici e dagli autori è proprio quella del “lavoro vivo”: guardare ai conflitti con gli occhi delle soggettività sfruttate (precari, lavoratori, migranti, donne, minoranze) che subiscono la guerra. Da questa angolazione, la guerra risulta incompatibile con la lotta di classe, perché appiattisce la molteplicità delle contraddizioni sociali in un dualismo rigido amico/nemico, neutralizzando le differenze e imponendo fronti compatti (esigendo pace sociale al proprio interno). Contro questa semplificazione, il libro afferma che l’opposto della guerra non è un pacifismo rassegnato, ma un conflitto di classe transnazionale. L’obiettivo è sottrarre alla guerra il potere di stabilire le priorità nell’agenda politica, restituendo centralità alle lotte sociali intersezionali oltre i confini nazionali.
Per delineare questa prospettiva, il testo è strutturato come un lessico di concetti chiave (Transnazionale, Stato, Militarismo, Resistenza, Sciopero). Ogni capitolo analizza come la logica bellica plasmi quell’ambito e quali spazi di opposizione vi si aprano. Transnazionale indica che le dinamiche del capitale attraversano i confini, erodendo le mediazioni novecentesche (welfare, diritto internazionale) e rendendo la guerra un mezzo “normale” di governo; Militarismo designa un’ideologia pervasiva che legittima la violenza e la repressione anche lontano dal fronte. Il libro critica anche il campismo: la tendenza a schierarsi con un campo ritenuto “anti-imperialista” contro un nemico assoluto, uno schema che replica la logica binaria della guerra e può perfino giustificare regimi autoritari sedicenti resistenti. Perciò la resistenza va ripensata non come adesione identitaria a uno schieramento, ma come mezzo per una trasformazione politica più ampia. Infine viene proposto lo sciopero transnazionale come strumento di lotta coordinata su scala globale, capace di unire soggettività oppresse in un fronte comune contro la guerra stessa.
In poco più di 100 pagine quest’opera condensa un dibattito in uno stile accessibile. Sebbene rigoroso, il testo nasce dall’esperienza diretta di mobilitazione del collettivo, conferendogli un carattere ibrido ma efficace: a metà tra analisi critica e appello all’azione, volto a tradurre un’analisi radicale in un lessico politico concreto.




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