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Bongiorno Epstein

Una modifica voluta dalla senatrice e avvocata Giulia Bongiorno al Ddl volto ad aggiornare l’articolo 609bis del codice penale (quello sulla violenza sessuale) e che mirava a introdurre il tema del consenso esplicito, elimina il termine inserendo quello di “dissenso”, andando così a depotenziare la legge e possibilmente giustificare le indagini su moralità e condotta delle vittime più ancora di quanto non avvenga oggi.

Ma quali potrebbero essere i reali effetti sulle sopravvissute di questo slittamento semantico e giuridico?

Ne ha scritto per noi una attivista del Centro Donna Lisa.

Bongiorno Epstein

A. C.

«Non sapevo cosa dire, erano gli adulti»
«Semplicemente, continuai ad andare a casa sua, ogni volta che mi venivano a prendere»
«Mentre lui mi stuprava, mi sentivo come sul tavolo di un chirurgo, mentre qualcuno fa cose sul tuo corpo»
[1]

Molte delle ragazzine, o poco più che bambine, sfruttate sessualmente da Epstein erano consapevoli di cosa stavano facendo. Alcune avevano più di sedici anni, anche se erano tutte minorenni. Altre aiutarono lo stesso Epstein nel procurargli altre ragazze da molestare e sfruttare.

Nel 2005, grazie alla segnalazione dei genitori di una delle sopravvissute e visti gli strani movimenti che avvenivano intorno a casa sua, Jeffrey Epstein fu incriminato per “induzione alla prostituzione”. L’accusa fu giudicata troppo mite e fra l’altro in chiara contraddizione con la legge della Florida, che individua l’età del consenso nei diciotto anni[2]. Epstein se la cavò con una condanna a 18 mesi (di cui scontò solo i primi 13 e per lo più fuori dal carcere) dopo aver patteggiato un’immunità federale per lui e altre quattro persone.

Tutte le ragazze coinvolte (circa 60 all’epoca) furono tacciate durante il processo di essere di facili costumi e di aver acconsentito agli atti sessuali per lo scambio di denaro. Non si tenne conto dell’abilità del miliardario, della sua compagna Ghislaine Maxwell e dei suoi amici – tutte persone particolarmente influenti nel mondo dello spettacolo, della finanza e della politica – nel plagiare le giovani sopravvissute, né delle difficoltà economiche, sociali o psicologiche in cui molte di loro si trovavano.

Jeffrey Epstein, i cui abusi erano già stati ignorati in una precedente segnalazione fatta da due ragazze negli anni ’90, ha continuato a molestare bambine e giovani ragazze, da solo, o in compagnia, fino al 2019, quando è stato arrestato e si è suicidato in carcere (o è stato fatto suicidare).

Nel frattempo, aveva intessuto relazioni finanziarie, amicali, politiche, con i maggiori potenti del mondo, esercitando potere e persuasione come faceva con le sue vittime di abusi. Quegli stessi potenti traevano beneficio dagli scambi sessuali che procurava loro, in un gioco macabro all’esercizio del potere, sul piano pubblico e su quello privato.

Quasi tutte le ragazze coinvolte, come si è detto, furono coinvolte senza la forza, ma con la coercizione materiale o psicologica, anche grazie alla giovane età, all’inesperienza, a condizioni oggettivamente complicate di vita, a promesse di carriera o studio. Alcune furono ingannate in maniera più sottile, altre subirono trattamenti più brutali.

Chi va a processo per stupro, è quasi sempre chi lo ha subito, e della sopravvissuta si inizia a indagare la vita, la moralità, il colore delle mutande, il passato sessuale. Nonostante anni di lotte femministe, presenza di centri antiviolenza e movimenti nei tribunali, battaglie mediatiche e persino documentari RAI, è ancora chi ha subito a essere messa al centro del processo, senza vedere quasi mai condanne definitive[3]. Ma davvero ha detto no, ha urlato, ha pianto? Ignorando volutamente le difese psicologiche in cui chi subisce una violenza spesso si “congela”, letteralmente, non riuscendo più a rispondere, perché in modalità sopravvivenza.

In tanti anni di accoglienza alle donne che hanno subito o subiscono violenza domestica, la parte più difficile e tremenda è quella in cui queste realizzano che allora era stupro?, e non semplicemente debito coniugale[4]. Era che tu non volevi e lo sapevi, non hai protestato perché dovevi sopravvivere, semplicemente. Paola Cortellesi lo ha descritto bene in una scena di C’è ancora domani (Italia, 2023, 118′), in cui alla fine di un atto sessuale senza alcun tipo di consensualità che subisce dal marito, lui le chiede anche «Vedi che ti voglio ancora bene?».

E ancora è stato difficile e tremendo stare accanto a chi ha una sensazione, che però non sa se sia reale: ma cosa è successo dopo quella notte in discoteca, in cui mi sono svegliata strana? Ero solo più ubriaca/stonata del solito? E quando mi hanno rubato in casa?

Mio marito davvero mi ha venduta, drogata, a centinaia di uomini? Chissà come è stato realizzare ciò che il corpo doveva aver già realizzato, quanto ci è voluto, per Gisele Pelicot, ma forse anche per le altre, per capire che la vergogna doveva cambiare parte?

Le vittime di Epstein&CO, con il Ddl Bongiorno, sarebbero quasi sempre considerate colpevoli.

In Italia, l’età del consenso (salvo particolari casi) è di 14 anni. Le ragazze che si trovavano da sole, in casa di un ricco e potente miliardario, in grado di seguirle e minacciarle anche al di fuori della città in cui vivevano[5], che però volontariamente prestavano i propri servigi, con il Ddl Bongiorno sarebbero dalla parte del torto. E non lo sarebbe il ricco e potente miliardario che le ha relegate in una posizione subalterna per molestarle[6].

Il disegno di legge al centro del dibattito e della contestazione di femministe, transfemministe, centri antiviolenza e associazioni della società civile, infatti nasce da una revisione in corso della legge sulla violenza sessuale del 1996, quella che rese lo stupro non più un crimine contro la morale, ma finalmente contro la persona. L’introduzione del concetto di consenso nel nuovo disegno di legge avrebbe cambiato radicalmente alcuni aspetti processuali, che – nel tentativo di proteggere gli accusati – finiscono con il mettere sotto giudizio proprio chi ha subito violenza.

Il concetto di consenso esplicito negli atti sessuali non è aleatorio: chi non è sicuro di averlo non dovrebbe cercare comunque di ottenere una prestazione sessuale, ma assicurarsi che questa avvenga nel rispetto e nella condivisione dell’atto. Il consenso è un concetto che, nonostante non possa essere pensato come risolutivo nelle aule di tribunale, in cui comunque le logiche di potere e patriarcali non sono lasciate fuori dalla porta, potrebbe iniziare a scardinare quei rapporti impari su cui il nostro sistema di relazioni di genere si è strutturato. Il consenso è (o meglio: dovrebbe essere) un concetto facile da capire come mangiare un piatto di pastasciutta, come suggerito da una giovane studentessa citata da Elena De Marchi proprio su Zaponline (https://storieinmovimento.org/2025/12/03/a-me-il-consenso-sembra-un-po-come-la-pastasciutta/).

Si legge sul sito di D.i.Re. (Donne in Rete contro la violenza, che raccoglie molti dei centri antiviolenza di tutta Italia):

La proposta avanzata dalla presidente Bongiorno il 22 gennaio 2026 e approvata oggi con due voti di scarto (12 – 10) introduce preoccupanti cambiamenti, che ledono – ancora una volta – la dignità delle donne.

La parola consenso viene addirittura eliminata. Proprio la sua introduzione, richiesta per la corretta applicazione della Convenzione di Istanbul, era il motivo della proposta di modifica alla legge esistente. È evidente che l’obiettivo è cambiato e non basta certo aver inasprito le pene dopo averle inspiegabilmente abbassate.

La proposta presentata e votata è di gran lunga peggiorativa, non solo rispetto a quella approvata all’unanimità alla Camera che introduceva il consenso nell’art. 609 bis, ma è peggiorativa anche rispetto all’esistente” dichiara Elena Biaggioni, avvocata penalista Rete avvocate D.i.Re. “Infatti – continua Biaggioni – la Corte di Cassazione già interpreta la violenza sessuale alla luce delle disposizioni della Convenzione di Istanbul e in linea con la giurisprudenza della Corte Europea dei diritti umani. Nella nuova proposta si introduce la valutazione della situazione e del contesto – anziché quella del solo contesto, una doppia definizione ambigua: o non ha senso oppure mira ad allargare le possibilità di giustificazione della violenza” conclude l’avvocata.

Dicono che (tra questi il sempre puntuale Ministro dei Trasporti Salvini) introdurre il dissenso sarebbe necessario, perché altrimenti arriverebbero frotte di donne rancorose nei tribunali, per i loro moti di ira nella risoluzione di bagarre domestiche[7], come se già la denuncia non fosse un macigno, un colpo, un mettersi in gioco, perché quella vergogna che menzionava Gisele Pelicot, è ancora troppo spesso dal lato sbagliato: quanto ci è voluto a Franca Rame, vittima dello stupro “perfetto”, perché subito in strada, brutalmente, da sconosciuti antagonisti politici della peggior feccia, per denunciare?

Il Ddl Bongiorno lascia nell’ordine noto i ruoli di potere: chi ha potere potrà esercitarlo, anche sessualmente, contro le persone subalterne. Se queste non fiateranno ci si potrà mascherare dietro quel “no” non detto e il mondo continuerà ad andare nel modo in cui ci hanno abituato, confortante e uguale nelle sue ingiustizie di sempre.

Con buona pace di trent’anni di riflessioni femministe e transfemministe, quelle seguite al riconoscimento dello stupro come reato contro la persona e non contro la morale e che ancora aspirano ad un mondo più eguale.

POST SCRIPTUM: il problema non sono gli Epstein, i Pelicot, i Ciro Grillo e i fascisti di Franca Rame, sono i loro amici, le persone normali che hanno approfittato del piatto che gli avevano apparecchiato, i padri (e le madri) che minimizzano le “bravate” dei figli, chi commenta con «comunque che ci faceva da sola, di notte, con quella minigonna?».

Per approfondire il tema del consenso, degli spazi femministi in Tribunale e del tema dell’autodifesa, rimandiamo anche a:


[1] In questi virgolettati ho parafrasato in italiano delle testimonianze riportate da alcune sopravvissute al “sistema Epstein” nelle interviste rilasciate per la mini-docuserie Jeffrey Epstein: soldi, potere e perversione di Lisa Bryant (Netflix, 2020,Titolo originale: Jeffrey Epstein: Filthy Rich).

[2] Si parla di età del consenso, in ambito giuridico, quando si menziona l’età dopo la quale si considerano le persone capaci di poter fornire un consenso informato ad avere rapporti sessuali. Chiaramente, rappresenta una finzione giuridica, utile come quelle sul diritto di voto o la capacità di agire, ma molto più delicata, poiché non è detto che una persona sia informata da quell’età in poi né che necessariamente non lo sia stata prima: molto dipende anche dal contesto socio-educativo.

[3] Si pensi ai casi giunti alla cronaca per via della fama dei rispettivi padri, di Leonardo Apache La Russa (https://www.rainews.it/articoli/2025/10/caso-la-russa-jr-archiviata-laccusa-di-violenza-sessuale-per-leonardo-apache-e-lamico-dj-b3858bd8-bea7-4b78-8f3f-4e747782c72e.html) finito con l’archiviazione, e di Ciro Grillo (https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/23/ciro-grillo-condannato-motivazioni-sentenza-news/8236841/= ) condannato in primo grado, ma dopo mesi di indagine su ecchimosi e turbamenti, anche andando a indagarne la sfera privata, della giovane sopravvissuta coinvolta.

[4] Il debito coniugale della moglie nei confronti del marito si sostanziava nel dover essere sempre disponibile per la soddisfazione dei suoi impulsi sessuali. Questo concetto ha attraversato diverse culture e periodi storici, spesso cristallizzato in norme giuridiche, che a volte facevano salva solo la crudeltà fine a se stessa o atti non riconducibili alla procreazione. Sebbene il nostro ordinamento non lo preveda e anzi consideri gli atti sessuali forzati, anche all’interno del matrimonio, violenza sessuale, sentenze che ancora menzionano questo istituto, per sconfessarlo, sono riscontrabili fino ai giorni nostri, si veda Cassazione, 28514 del 2025 e Cassazione 29655 dello stesso anno, in cui si è ancora dovuto ribadire che 1) non c’è “diritto potestativo” nel matrimonio e 2) relazioni coniugali e paraconiugali non implicano alcuna “disponibilità permanente” (https://www.osservatoriodiritti.it/2026/01/13/sesso-tra-coniugi/).

[5] Cosa per altro capitata a una di loro, che denunciò Jeffrey Epstain e Ghislaine Maxwell all’FBI già a fine anni ’90, senza per altro portare ad alcuna indagine.

[6] D’altra parte, sappiamo come andarono a finire i vari processi “Ruby” in un’epoca politica e socio-culturale che sembra lontanissima, eppure rimane così attuale.

[7] https://tg24.sky.it/politica/2025/11/26/violenza-sessuale-consenso-ddl.

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