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Zapruder

Zapruder è il quadrimestrale dell’associazione Storie in Movimento, edito da Odradek dalla primavera del 2003. Ogni numero è costituito da una prima parte, la rubrica Zoom, che raccoglie alcuni saggi sull’argomento monografico di tutto il numero. Ci sono poi le Schegge, articoli più brevi e spesso in collegamento con il tema del numero, e una sezione dedicata alle Immagini. Altre rubriche, che vanno e vengono a seconda dei temi trattati e di chi cura i numeri, sono: “in cantiere”, “la ricerca che non c’è”, “archivi”, “la storia al lavoro”, “storie di classe”, “luoghi”, “altre narrazioni”, “interventi”. In chiusura vengono presentate sempre alcune recensioni.

Una «rivista di storia della conflittualità sociale»

abbonamenti«Zapruder» è frutto di un percorso assembleare che ha coinvolto centinaia di giovani storiche e storici che hanno deciso di mettersi in movimento aprendosi al confronto con altre discipline.

«Zapruder» e il progetto Storie in Movimento vorrebbero essere ambiti di confronto e approfondimento culturali dai quali riflettere attorno a storie e storiografie altre. Vorremmo dare spazio a quanti/e non si riconoscono nelle tendenze oggi prevalenti nel panorama storiografico: quella ideologica, funzionale a un uso mediatico e politico-istituzionale, e quella – speculare in ogni senso e altrettanto carica di valenze ideologiche – tendente alla loro deideologizzazione. Riteniamo fondamentale l’esplorazione di nuove pratiche di ricerca e di comunicazione che contrastino il carattere individualistico e solitario della ricerca, la finalizzazione degli studi al “mercato accademico” e la perdita di dignità della disciplina e di chi è costretto/a a operarvi in queste condizioni.

I temi d’indagine, gli ambiti di ricerca e gli approcci metodologici che vorremmo perseguire sono molteplici. Accanto all’attenzione verso le classi sociali, la “stagione dei movimenti”, i conflitti generazionali, le avanguardie culturali e le subculture, vorremmo analizzare – anche in relazione al loro uso pubblico o alle politiche della memoria messe in atto nei loro confronti – altri soggetti e fenomeni conflittuali: il movimento femminista; le dicotomie fascismo/antifascismo e razzismo/antirazzismo; ma anche, per fare qualche esempio, i movimenti ereticali e – più in generale – eterodossi; i populismi, gli spontaneismi, le dissidenze e i movimenti dei ceti medi; le cosiddette devianze e marginalità sociali, nonché le “istituzioni totali” a queste connesse. Benché non neutrali, desidereremmo analizzare gli ambiti menzionati con metodo scientifico. Crediamo sia importante riconoscere come patrimonio da mettere a frutto – anche criticamente se sarà il caso – filoni di pensiero e di riflessione che hanno contribuito grandemente a rinnovare negli ultimi decenni il fare storia: primo fra tutti la storia di genere, ma anche, per esempio, la storia sociale, la storia orale, la pratica della con-ricerca.

Oggi la storia è alacremente messa al lavoro da un esercito di giornalisti-storici o storici-giornalisti che, accanto all’inossidabile mito delle “magnifiche sorti” del capitalismo, propagandano l’immagine di un occidente campione di civiltà, libertà, democrazia e benessere (inteso come abbondanza di merci). Di contro, si ripropone l’immagine dell’altro come arretrato, dissoluto, sanguinario; un “nemico esterno”. L’obiettivo di questa propaganda giornalistico-storiografica (di guerra) è palese: presentare la cultura occidentale vittima e ostaggio di tali “nemici”, coltivare nella pubblica opinione la rabbia e l’orgoglio per giustificare interventi civilizzatori. Ma anche quello di presentare le forme di dissenso che si sono opposte o si oppongono a tali logiche come potenziale “nemico interno”.

In questo caso, analizzare il passato alla luce del presente significa allora tornare ad affrontare, da differenti angolature, temi quali la “presenza” coloniale europea in Africa (parlando, ad esempio, di eventi rimossi collettivamente come il massacro di Debrà Libanòs e confutare il mito – duro a morire – degli “italiani brava gente”), l’imperialismo e le guerre contro i popoli del Sud del mondo, i colpi di stato e le dittature filo occidentali in America latina, le rivolte anticolonialiste e antimperialiste, i movimenti di liberazione nazionale, ma anche la storia delle migrazioni e dei migranti, gli internazionalismi (da quello cattolico a quello comunista) e i nazionalismi (da quello palestinese a quello sionista).

Abraham Zapruder mentre filma l'assassinio di J.F. Kennedy

Abraham Zapruder mentre filma l’assassinio di J.F. Kennedy

Perché Zapruder?

Dallas: 22 novembre 1963. Il presidente degli Stati Uniti, John Kennedy, muore assassinato a bordo della Lincoln limousine. Poco distante Abraham Zapruder filma con la sua cinepresa la sequenza dell’attentato. Zapruder rende la vita un po’ più difficile alle nuove “Commissioni Warren” istituite per stabilire le verità ufficiali.

Gerenza

Zapruder. Rivista di storia della conflittualità sociale
Iscrizione al tribunale di Bologna n. 7308 del 28/03/2003
Issn 1723-0020
Editore: ODRADEK , via San Quintino, 35 – 00185 Roma; tel./fax (+39) 06.70451413
Distributore: Joo distribuzione, via F. Argelati, 35 – 00199 Roma; tel. (+39) 06.8605442

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