Daddy issues
Posted in: ZapruderNel numero 69 osserviamo una modalità del potere che si mostra affabile, amichevole, familiare, persino amorevole: il paternalismo.
Nel numero 69 osserviamo una modalità del potere che si mostra affabile, amichevole, familiare, persino amorevole: il paternalismo.
Il numero 68 di Zapruder si interessa alla miniera e alle comunità che intorno a questa sorgono. Il contesto sociale “minerario” diventa uno dei punti di ingresso all’analisi della rivoluzione industriale, ma anche delle geografie di estrazione del ventunesimo secolo.
Il numero 67 di «Zapruder» vuole analizzare in che modo e secondo quali traiettorie i soggetti sottoposti a determinati trattamenti disciplinari, la comunità civile e i movimenti sociali abbiano contribuito alla sopravvivenza, alla riforma, al superamento o all’abolizione dei differenti regimi e dispositivi di pena, coercizione o correzione.
“Nostra patria è il mondo intero”, il numero 66 di «Zapruder», è dedicato alle forme, alle pratiche, ai linguaggi e alle esperienze
dell’anticolonialismo e dell’antimperialismo in Italia.
Con uno sguardo che intende inserirsi nella ricca stagione
di studi che sta riconsiderando la rilevanza della
decolonizzazione per le culture politiche e materiali
dei cosiddetti global 1960s.
Il numero 65 «Zapruder» si concentra sul conflitto fra capitale e lavoro, visto attraverso la relazione che lavoratori e lavoratrici intrattengono con le tecniche utilizzate nel processo produttivo. Se all’interno di una società capitalistica, le macchine non possono che essere concepite e sfruttate in funzione del profitto, investirle di conflittualità per organizzarne un controllo dal basso potrebbe riorientare la tecnica verso un fine diametralmente opposto.
“Profondo nero” è il nuovo numero di «Zapruder» che mira a concorrere alla ricostruzione e alla discussione di una storia sociale del petrolio come storia di potere e di conflitto sociale.
Il periodo “classico” (come modello, come memoria, come fondamento identitario) affolla il nostro immaginario quotidiano. Nel numero 63 di «Zapruder» cerchiamo di cogliere il peso dell’antico nella contemporaneità, per indagare come la storia antica – il suo utilizzo, recupero, sedimento – sia parte di un gioco di specchi continuo con la contemporaneità e i conflitti che la attraversano. A partire dal campo di studi stesso: intrecciato al potere, patriarcale, eurocentrico. Per andare oltre il concetto di “classico” è infatti necessario mettere in discussione quella forma mentis che ha creato la tradizione per nutrirsene. E se il timore è che l’abbandono del canone precostituito mandi in frantumi l’intera struttura culturale e identitaria nazionale, ben venga dotarsi di nuovi strumenti, nuovi sguardi, nuove domande, per evitare di chiedersi solo: «quanto spesso pensi all’impero romano?».
Il nuovo numero di «Zapruder» prende in esame i rapporti che, dalla fine dell’Ottocento a oggi, si sono istituiti tra l’irrompere dei cosiddetti shock esterni (guerre, eventi climatici, crisi finanziarie) e la trasformazione del ruolo svolto dalle autorità pubbliche nel campo dell’economia.
Il numero, muovendosi tra tendenze globali e casi studio locali, e utilizzando come prospettiva la segregazione formale e informale, analizza le tante sfaccettature attraverso le quali lo spazio urbano, la sua definizione, rappresentazione e consumo si rivelano in una dimensione conflittuale.
In questo numero di «Zapruder» tentiamo anche di riflettere criticamente sui conflitti generati – o generabili – dalla dimensione epidemica, laddove la pandemia tocca i nervi scoperti dei modelli – di sviluppo, ma anche culturali – dominanti e le differenze di accesso alla cura.
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