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Conflitti ambientali. Call per Zapruder 58

Da oggi puoi inviare una proposta per il n. 58 di «Zapruder»: Conflitti ambientali | territori, salute, movimenti. Sotto la call in italiano, leggi qui la traduzione in inglese, francese e spagnolo.

Scadenza: 30 maggio 2021
Lunghezza massima: 500 parole
Indirizzo: archivio14dicembre[@]gmail.com / zapruder[@]storieinmovimento.org

Proponente/curatore: Archivio dei movimenti sociali – 14 dicembre

Read this call for paper also in: English, French & Spanish here

Conflitti ambientali: territori, salute, movimenti

Negli ultimi anni, le vite di tutte e tutti noi sono state segnate, come forse mai prima d’ora, dalla drammatica presa d’atto degli effetti del cambiamento climatico e delle devastazioni ambientali. Il progressivo affiorare di questa tensione si è tradotto, sul piano della conflittualità sociale, nella proliferazione di istanze e rivendicazioni incentrate sull’urgenza di un radicale cambio di passo nella lotta al climate change.

Il 2018 è stato l’anno dei venerdì di sciopero dei e delle milioni di giovani dei Fridays for Future, del movimento di Extinction Rebellion, dei collettivi di Ecologia Politica e del sonoro rifiuto dei Gilet Jaunes di vedersi attribuite le responsabilità e i costi di un modello di sviluppo insostenibile. In Italia, nel 2019, si è tenuta a Roma la prima Marcia per il clima e contro le grandi opere inutili, un tentativo di smascherare il nesso profondo tra la retorica delle grandi infrastrutture strategiche e i relativi disastri ambientali. Il rapido affermarsi di queste nuove coordinate conflittuali, inoltre, ha fatto sì che nelle piazze di questi anni risuonasse l’eco di conflitti che si producevano a centinaia di km di distanza: dalle Zad (Zone à défendre) francesi, alle barricate di Standing Rock contro il Dakota Access Pipeline, nei territori indigeni nordamericani, fino alle dinamiche di potere che si celano dietro ai numerosi omicidi di attiviste/i ambientali in America Latina.

A partire dall’interesse per queste esperienze recenti, ci proponiamo di indagare le linee di continuità e di frattura che esse tracciano rispetto ai movimenti ambientalisti del passato e alle lotte per la difesa dei territori1. Individuiamo infatti nel boom economico successivo al secondo conflitto mondiale, perlomeno su scala europea, un importante snodo di riferimento. Questo a causa sia delle conseguenze ambientali causate dalla crescita industriale e urbanistica, sia dai mutamenti socio-culturali che caratterizzano il periodo, sia, infine, per la nascita delle prime esperienze di associazionismo ambientale che tentano di mettere a critica queste trasformazioni. Tale indicazione periodizzante, da noi appena accennata, non vuole porsi come limitante. Al contrario, auspichiamo che possa essere problematizzata e ridiscussa dai contributi e che costituisca un primo punto di confronto e scambio tra diversi punti di vista, sguardi e angolature. La centralità assunta nella nostra epoca dalla crisi ecologica, in questo senso, può permetterci di analizzare con lenti diverse sia il passato prossimo dei movimenti sociali italiani sia gli episodi di resistenza e conflitto che si sono sviluppati in epoca contemporanea.

La ripercussione delle agitazioni di quest’ultimo periodo sull’immaginario pubblico è tale da indurre a pensare che, senza le loro spinte, non sarebbe stato possibile ricondurre così unanimemente il diffondersi della pandemia di Covid-19 alla crisi ambientale in atto. Che le pandemie siano il malaugurato effetto di fattori di antropizzazione è infatti ormai una certezza: le epizoonosi sono infatti state riconosciute come l’effetto di tecniche agricole e di allevamento adeguate ai circuiti globali del capitale. Non sappiamo se, quando questo numero vedrà la luce, saremo usciti dal ciclone pandemico, ma quel che è certo è che non si saranno esaurite le conseguenze sociali, politiche ed economiche che il virus si lascerà alle spalle, così come non si potranno dimenticare facilmente le contraddizioni sistemiche emerse durante la gestione dell’emergenza sanitaria.

La drammatica attualità della contrapposizione fra salute e lavoro all’interno dell’orizzonte pandemico, inoltre, riporta alla mente uno dei più importanti cambiamenti di paradigma seguito al ciclo di lotte operaie del lungo ‘68 italiano: il passaggio dalla richiesta di monetizzazione del rischio al rifiuto delle lavorazioni nocive in fabbrica. A partire dagli anni Ottanta, in particolare grazie alle mobilitazioni contro il nucleare, le riflessioni sulla tutela della salute sono uscite dalle mura degli stabilimenti industriali per rideclinarsi nei territori e nelle comunità. Oltre a indagare quale sia la continuità fra queste due esperienze, ci interessa sviluppare questo focus come una delle chiavi interpretative dei mutamenti avvenuti all’interno dei movimenti sociali negli ultimi decenni, in seguito al lento declino della centralità della contraddizione capitale-lavoro e all’aprirsi di nuove prospettive e ambiti di intervento.

Lungi dal voler limitare lo sguardo al contesto italiano, queste ultime suggestioni indicano solo una delle traiettorie sulle quali il recente emergere del nodo ecologico si è articolato. La trama globale che ha contraddistinto lo sviluppo delle lotte ambientali degli ultimi anni, in questo senso, non può che costituire uno dei presupposti fondamentali con il quale approcciare lo studio di questi fenomeni. Si intende quindi incoraggiare uno scambio reciproco che, partendo dal riconoscimento della specificità di singoli contesti locali e/o nazionali, favorisca un ragionamento sui conflitti legati ai cambiamenti climatici in un’ottica transnazionale.

L’ambizione di creare un ponte fra l’urgenza dell’attualità e i tempi lunghi della storia ci porta inoltre a ricercare un confronto con altre scienze umane e sociali, al fine di offrire prospettive diverse nell’analisi del rapporto fra sviluppo umano e climate change. In quest’ottica, si intende promuovere uno sguardo analitico interdisciplinare, attento a tutte le potenziali forme di elaborazione critica del rapporto tra natura e cultura, tra umano e non umano, tra vivente e non vivente. Questa prospettiva dovrà tenere conto di tutti gli aspetti in cui è possibile individuare e analizzare la nascita e lo sviluppo dei conflitti ambientali, facendo attenzione alle possibili interconnessioni tra movimenti sociali portatori di istanze differenti ma potenzialmente complementari.

A partire da queste suggestioni, si propone l’invio di contributi incentrati sui seguenti ambiti tematici:

  • retrospettiva sui movimenti ambientalisti del passato (1950-2000);
  • da nocività in fabbrica a nocività nei territori: sfruttamento delle risorse naturali e sfruttamento della forza lavoro;
  • conflitti ambientali e resistenze territoriali in prospettiva transnazionale;
  • crisi climatica e azione radicale: ricognizione critica sulla nascita dei nuovi movimenti ecologisti;
  • ecofemminismi e ambientalismo intersezionale;
  • globalizzazione e antropocene in prospettiva critica;
  • agricoltura e allevamento: filiera produttiva, consumi, sfruttamento delle risorse;

Le proposte, della lunghezza di 500 parole, dovranno essere inoltrate a archivio14dicembre[@]gmail.com e zapruder[@]storieinmovimento.org entro il 30 maggio 2021.

Note

1. Delle quali il Centro Documentazione Conflitti Ambientali fornisce un atlante sia nazionale che globale abbastanza dettagliato: https://it.ejatlas.org/.

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