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Insegnante: nome comune, collettivo, femminile

Storie in movimento mette in campo un nuovo esperimento: zapcast. Il numero 57 di «Zapruder» sarà accompagnato da un prodotto audio che non vuole né sostituire la lettura del numero né riassumerne i contenuti ma ampliarli. L’obbiettivo è quello di usare un nuovo metodo di narrazione. In questi anni lo strumento audio, per approfondire e raccontare storie e tematiche, ha sfondato anche in Italia. Noi lo intendiamo soprattutto come un mezzo per ampliare i contenuti e gli strumenti di indagine. Per sperimentare un nuovo metodo di comunicazione e di fruizione delle riflessioni che vengono fatte durante la creazione dei numeri e la loro discussione nel corso delle presentazioni. Per dare uno spazio a quei temi e a quegli interrogativi che non ne hanno trovato sulla carta. Come al solito, con il nostro stile, ci buttiamo e ci proviamo, sarete voi a dirci come è andata.

Partiamo da “Pierino torna a scuola”, con il primo zapcast dal titolo Insegnante: nome comune, femminile, collettivo.

La scuola degli anni ’80 è un’istituzione sempre più femminilizzata, al di là e al di qua della cattedra. Le insegnanti, per la prima volta, diventano maggioritarie anche nel ramo di istruzione secondaria, frantumando l’antico adagio che vedeva la “maestra” declinata al femminile e il “professore” al maschile. Per molte di loro, più o meno vicine al movimento femminista, l’essere donna e insegnante si riflette in una critica serrata a un sapere che, sotto l’apparente neutralità, si avverte come il prodotto di una cultura e di un linguaggio maschile. La nascita e la diffusione della “pedagogia della differenza sessuale” nella scuola degli anni ’80 risulta uno degli elementi più interessanti attraverso cui indagare il nuovo protagonismo delle insegnanti e l’influenza che le riflessioni del nuovo femminismo hanno avuto nel contesto scolastico. Ma anche i contrasti, le ambiguità e le aspre divisioni che le insegnanti, alle prese con la traduzione nella pratica didattica delle nuove teorizzazioni sull'”autorità femminile”, hanno dovuto fronteggiare.

Ne abbiamo parlato con tre protagoniste di quella stagione.

Carmela Apollaro è nata in Calabria negli anni Cinquanta. Negli anni Settanta frequenta l’università La Sapienza (Scienze politiche), a Roma. Partecipa al movimento femminista e con il collettivo universitario si batte per avere un asilo in sede, essendo tra l’altro una ragazza madre, sfuggita al matrimonio riparatorio in Calabria. Negli anni Ottanta vive a Firenze dove svolge diversi lavori precari prima di entrare in ruolo come insegnante. Attiva nel coordinamento nazionale precari scuola partecipa al movimento delle/gli insegnanti dell’87-88-89 e poi con un gruppo di colleghe fonda l’Associazione Donne Insegnanti, per una rilettura sessuata della professione docente. Con questa associazione collabora, insieme ad altre realtà associative, alla creazione del Consiglio delle donne del Comune di Firenze, organismo di partecipazione democratica riconosciuto nello Statuto comunale. Si occupa poi di diritti civili e diritti diffusi a tutela di consumatori e utenti di servizi pubblici e privati. Dal 2016 al 2020 dirige la Scuola Italiana d’Ambasciata a Teheran.

Daniela Dioguardi è nata a Trapani, ma si trasferisce presto a Palermo, dove si laurea in Lettere classiche. Ha insegnato materie letterarie negli istituti di istruzione superiore. Dal 1977 è iscritta all’Udi e dal 1986 al 1989 è presidente dell’associazione a Palermo. Dopo il Convegno sulla Pedagogia della differenza sessuale di Verona (1987) promuove all’interno di Udi – Palermo un gruppo di pedagogia della differenza che organizza, attraverso la costruzione di relazioni con funzionarie del Provveditorato agli studi, corsi di formazione per docenti di scuole di ogni ordine e grado. Nel 2013 nasce il progetto “Percorsi di libertà: come contrastare la violenza maschile sulle donne”, voluto e sviluppato dall’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia in collaborazione con il gruppo di pedagogia della Biblioteca delle donne e centro di consulenza legale Udipalermo. Alla fine del progetto, durato tre anni, viene pubblicato «Insegnare la libertà a scuola – Proposte educative per rendere impensabile la violenza maschile sulle donne», edito da Carocci, che contiene relazioni e lavori prodotti durante il corso di formazione, tra cui tre suoi interventi. Da 6 anni è relatrice nel progetto di educazione permanente “La scuola racconta una donna”, anche questo promosso dal gruppo di pedagogia della differenza Udi – Palermo in collaborazione con il Comune di Palermo, l’Usr e il Cidi. Negli anni è docente in diversi corsi di formazione promossi dal Provveditorato agli studi e dall’Usr ed è relatrice in seminari, convegni, dibattiti, incontri sulla storia del movimento delle donne. Nel 2006 viene eletta alla Camera dei deputati, partecipando ai lavori della commissione Affari sociali e della commissione Infanzia. Attualmente è responsabile della Biblioteca delle donne e dell’Archivio Udi – Palermo ed è componente della segreteria nazionale dell’Udi.

Maria Teresa Sega è nata a Verona. Nel 1971 si trasferisce a Venezia, dove frequenta l’università Ca’ Foscari (Filosofia). Vive il movimento studentesco della fine degli anni Sessanta, l’impegno politico e il femminismo negli anni Settanta. Le sue prime esperienze lavorative sono nell’ambito della fotografia e dell’arte, poi sceglie la scuola e diventa insegnante. Nella ricerca di un modo di fare scuola che corrispondesse alla sua storia e ai suoi valori, a metà anni Ottanta incontra il Movimento di cooperazione educativa, e apprende la pedagogia dell’ascolto, la formazione adulta e le tecniche della didattica attiva e laboratoriale. Si interessa alla storia delle donne e alla ricerca con le fonti orali e fotografiche. All’interno di gruppi MCE e della Commissione didattica della Società italiana delle storiche (SIS, nel 1990, anno della sua fondazione, entra come socia fondatrice) negli anni Novanta lavora sulla formazione delle insegnanti, sulla didattica della storia e sulla pedagogia delle differenze, in corsi e seminari organizzati da Ministero, Irrsae, Comuni e Regioni, scuole, oltre che dalle associazioni. Nel 1997 è distaccata all’Istituto veneziano per la storia della resistenza e della società contemporanea (Iveser), dove si occupa di ricerca, formazione storica e didattica della storia, in particolare storia delle donne e di genere. Oggi continua il suo impegno nell’Iveser, soprattutto sui temi legati al calendario civile (Shoah, Resistenza, Costituzione repubblicana), ed è presidente, dalla sua fondazione, dell’associazione rEsistente-memoria e storia delle donne in Veneto.

La puntata si può ascoltare qua.

I suoni e le musiche che sentite nel podcast sono stati presi da freesound.org e sono tutti sotto licenza Creative Commons 0.

Accendi la miccia, ascolta zapcast.

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