StorieInMovimento.org

Un ricordo di Carlo Ginzburg

Si chiamava Domenico Scandella, detto Menocchio. Era nato nel 1532 (al tempo del primo processo dichiarò di avere cinquantadue anni) a Montereale, un piccolo paese di collina del Friuli, venticinque chilometri a nord di Pordenone, proprio a ridosso delle montagne.

È questo forse uno degli incipit di un saggio storico tra i più noti a chiunque studi e ami una disciplina come la storia.

Da storiche e storici non possiamo esimerci dal ringraziare Carlo Ginzburg, scomparso lo scorso 16 giugno, per averci dato una continua, costante, imprescindibile lezione sul metodo della disciplina, lui che è stato in grado di confrontare fonti di qualunque tipo, studiandole da diverse angolature, analizzandole, ricavando dati, facendo ipotesi, mettendo in dubbio anche – e talora confutando – certezze, luoghi comuni e idee stereotipate radicati, per riformulare teorie e smarcarsi da preconcetti da cui, a volte, era stato lui stesso ad ammettere di essere guidato, evitando sempre, in ogni suo lavoro, ogni certezza aprioristica.

Tradotte in oltre più di venti lingue, la maggior parte delle sue opere ha due grandi pregi: il primo è quello di essere metodologicamente ineccepibile, il secondo quello di riuscire a coinvolgere chi legge grazie a una scrittura scorrevole e diretta. Ginzburg non è stato solo uno storico in grado di ricostruire vicende ma anche un eccezionale narratore, capace di raccontare, entrando nel vivo della narrazione, senza ferire o tradire la realtà dei fatti.

Come Storie in Movimento ci interessa soprattutto ricordare la sua capacità di dare voce ai personaggi delle classi subalterne, i marginali, ricostruendone il mondo e i pensieri, a partire dalle loro vicende personali e private, attraverso fonti in grado di “far parlare” gli ultimi e di raccontare i loro percorsi personali e di vita: una scrittura che diviene analisi politica della realtà, dunque, pur senza avere come protagonisti i potenti né le “stanze del potere”; una scrittura che guarda a un microcosmo capace di diventare soggetto e protagonista della storia, di farsi sentire, di avere finalmente voce, di essere raccontato.

Fa quasi sorridere oggi il titolo dell’articolo, che ormai stride nella sua modestia, apparso sui «Quaderni storici» n. 86 del 1994: Microstoria: due o tre cose che so di lei. Ginzburg racconta la genesi e lo sviluppo del suo interesse per la microstoria e di come fosse nata l’idea, elaborata con Simona Cerutti e Giovanni Levi, di lavorare alla collana Einaudi, intitolata appunto Microstorie, che in dieci anni – dal 1981 al 1991 – vide pubblicare saggi e ricerche originali su argomenti da tempo di grande interesse non solo nel mondo accademico e non solo per gli storici o per gli studiosi di altre discipline, come l’antropologia e la sociologia, ma anche nella società intera, come il controllo delle nascite, gli infanticidi, l’approccio alla salute mentale…
Tra i titoli ricordiamo che la collana ospitò Il paese stretto: strategie matrimoniali nella diocesi di Como, secoli XVI-XVIII, di Raul Merzario, uno dei primi testi di argomento storico sul controllo delle nascite in Italia in età moderna; il fortunatissimo Il ritorno di Martin Guerre: un caso di doppia identità nella Francia del Cinquecento, di Natalie Zemon-Davis, in cui si fa chiarezza sulla storia di Arnaud du Tilh, che si fece credere Martin Guerre e che venne accettato come marito dalla moglie di quest’ultimo, fino a essere scoperto e impiccato, dopo un processo iniziato nel 1560; nonché Indagini su Piero. Il «Battesimo», il ciclo di Arezzo, la «Flagellazione» di Urbino, un saggio dello stesso Ginzburg – forse non uno fra i più noti – su Piero della Francesca, in cui viene messa in evidenza la capacità dell’autore di analizzare le fonti materiali, tra cui dipinti e affreschi, con lo sguardo di un “non storico dell’arte”, per confutare sulla base di elementi esterni, legati a committenti e iconografia, la data precoce – avanzata da Roberto Lomghi – di un’opera capitale come la Flagellazione.

Pensando a Carlo Ginzburg, certamente non possiamo dimenticare di citare qui le due opere che lo hanno reso noto alle studiose e agli studiosi europei e che hanno come argomento centrale la stregoneria e l’Inquisizione fra Cinque e Seicento: I benandanti (1966) e il già citato Il Formaggio e i vermi (1976): sebbene, in entrambi i casi, si parli di processi avvenuti in un ambiente ristretto, la dimensione “micro” non resta confinata alla storia locale ma si allarga alla riflessione sulla mentalità, sulle culture, sulle superstizioni e sui rapporti di potere – o meglio sul rapporto fra chi gestisce il potere e chi lo subisce – presenti in Europa nell’età moderna; ma nemmeno possiamo dimenticare – soprattutto in quanto “addette e addetti ai cantieri della storia” – il celebre Miti, emblemi, spie. Morfologia e storia, pubblicato da Einaudi nel 1986, un volume che ruota attorno al “paradigma indiziario”: un metodo di ricerca che, attraverso l’analisi dei dettagli marginali, ossia le “spie”, permette di ricostruire quadri storici, culturali e artistici complessi.

Pensando a Carlo Ginzburg, non possiamo neppure dimenticare – a conclusione di questo ricordo – la sua generosità nel far conoscere se stesso, sempre con garbo e misura, rispondendo a domande personali riguardanti gli ambienti intellettuali frequentati in gioventù o la passione per le opere di Marc Bloch nonché a domande attinenti alla sua famiglia di origine, in particolare circa il padre Leone e la madre Natalia Ginzburg, domande emerse più volte – talora anche in maniera insistente e incalzante, se non talora inopportuna, da parte dei giornalisti – nelle numerose interviste che lo storico ha accettato di rilasciare.

Carlo Ginzburg ci lascia un’eredità enorme, oltre al suo ultimo testo, uscito nel gennaio di quest’anno, Il vincolo della vergogna. Letture oblique (Adelphi, 2026).

Related Articles

Post your comments

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Licenza

Licenza Creative Commons

Tutti i contenuti pubblicati su questo sito sono disponibili sotto licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale (info qui).

Iscriviti alla newsletter di SIM