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InteRGRace: Visualità e (anti) razzismo

Simposio 2016 di InteRGRace – Call for paper/visual contributions

Scadenza: 1 novembre 2015
Lunghezza abstract: 1500 caratteri spazi inclusi
Contatto: intergraceitaly [at] gmail.com
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È aperta la call per il simposio 2016 di InteRGRace dal titolo Visualità e (anti) razzismo, che si terrà il 21-22 gennaio 2016, presso l’Università di Padova.

Esso si comporrà di quattro sezioni, di cui due aperte a contributi esterni. Le relazioni plenarie saranno tenuta da Monica Moreno Figueroa (Università di Cambridge) e Anna Scacchi (Università di Padova). La seconda sezione (pomeriggio del 21 gennaio) verrà costruita mediante call for papers. I papers selezionati, che possono essere presentati sia in inglese sia in italiano, andranno a comporre 1 o 2 panel consecutivi per un numero complessivo di 6-8 papers di 15 minuti ciascuno e discussione.
La terza sezione (mattina del 22 gennaio) verrà costruita attraverso la call for visual contributions in italiano e in inglese realizzati da artisti e ricercatori attivisti. Le produzioni potranno essere sia nell’ambito delle arti visuali sia in quello delle arti performative.

Visualità e (anti) razzismo

(English here).

Il simposio 2016 di InteRGRace – Interdisciplinary/Intersectional research group on Race and Racisms (FISPPA, Università di Padova) si concentra sul rapporto tra visualità e ‘razza’, visibilità e (anti)razzismo: esso si propone di esplorare l’importanza della visualizzazione e della controvisualità (Mirzoeff 2011) nelle pratiche sia di costituzione, assegnazione ed incorporamento della ‘razza’ e della bianchezza, sia di resistenza ai codici estetici egemonici e razzisti da parte dei soggetti razzializzati.

Partendo da ciò che ha affermato Shawn Michelle Smith a proposito del rapporto tra Visual Studies e Critical Race Studies, il simposio vuole pensare alla ‘razza’ come visual cultural dynamic: non come l’oggetto dello ‘sguardo’, ma come status soggettivo generato dalla performance di quello stesso sguardo. In tal senso, ‘razza’ e sguardo corrispondono a quelle dinamiche sociali e culturali che producono sia gli oggetti di una visione razzializzata sia i soggetti di tale visione.

Pur restando, l’Italia, al centro delle riflessioni, quest’ultima verrà collocata nell’orizzonte delle traiettorie transnazionali in cui vengono costituiti i materiali che sostanziano i regimi (visuali) che producono e significano la ‘razza’.

La prospettiva sarà dunque quella di una lettura della specificità storica, sociale e culturale italiana con uno sguardo a dinamiche comuni e alle fratture storiche e geografiche del discorso sulla ‘razza’.

Muovendoci nel solco di una prospettiva intersezionale che posiziona il genere, la classe, il colore e la sessualità di chi parla la ‘razza’ e di chi è detto/a incarnarla, il simposio vuole stimolare uno sguardo multiprospettico ed interdisciplinare, in grado di cogliere genealogie, significati e effetti materiali dello sguardo.

Storicamente, è mediante la visualità ela reiterazione di modelli di rappresentazioni visive in cui ‘ciò che si vede corrisponde al vero’, che sono stati costruiti quei ‘regimi di verità’ (si veda Judith Butler 1993) che hanno diviso il mondo coloniale nelle due sfere del Sé e degli Altri e assegnato al secondo lo status del mostruoso (si vedano, ad esempio, gli studi per il Pacifico e l’India rispettivamente di Tracy Banivanua Mar e Radhika Mohanram e Sòrgoni per la traduzione in Italia dell’immagine della Venere ottentotta).

All’inizio del Ventesimo secolo fu l’intellettuale afroamericano W.E.B. Du Bois ad esplorare criticamente la connessione tra sguardoche disciplina e naturalizza, mostruosità e doppia coscienza, questione a cui Frantz Fanon, cinquant’anni dopo, dedicherà uno dei capitoli più significativi del suo Pelle nera, maschere bianche (1952). Poco più tardi, saranno i movimenti emancipazionisti e anticoloniali della seconda metà del Ventesimo secolo a porre al centro la questione della visibilità come strumento di contrasto all’egemonia culturale che assegna significati inferiorizzanti ad una determinata ‘apparenza’. Vent’anni dopo, a partire dalla fine degli anni Ottanta, sarà il recupero della riflessione fanoniana sulla costruzione (anche) visuale ‘dell’uomo nero’ [the fact of blackness] a stimolare l’esame dell’orientalismo all’interno dell’estetica coloniale e dell’egemonia bianca da parte della critica femminista nera e postcoloniale.

Materiali di ricerca sono allora divenute le rappresentazioni razzializzate nei disegni e nei dipinti imperiali, nelle fotografie‘etnografiche’ così come nel cinema, nell’industria pubblicitaria e nelle immagini di copertina di giornali sportivi e riviste di moda (si vedano, ad esempio, i lavori di Stuart Hall, Shirley Tate, Monica Moreno Figueroa, Diana Poole, James R. Ryan e, per l’Italia, i lavori, tra gli altri, di InteRGRace, Liliana Ellena, Anna Scacchi e Leonardo de Franceschi).

Oggi il rapporto tra visualità, visibilità e ‘razza’ è al centro di molta riflessionedel femminismo postcoloniale e nero, impegnato nella decostruzione del pensiero egemonico da un lato, e nel fare emergere l’agency femminile nella costruzione di codici estetici differenti (si veda la cospicua produzione accademica all’interno dei Beauty Studies, diffusi soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, ma con importanti esempi anche in Australia e in Asia. Per l’Italia si veda, ad esempio, il lavoro di Annalisa Frisina).

Il lascito di questi studi – in termini di approcci e metodi – ci guiderà in una mappatura della relazione tra visualità, visibilità e costruzioni intersezionali della ‘razza’ e della bianchezza in grado di far dialogare tutti gli ambiti disciplinari, sia all’interno delle scienze umane, sia delle scienze sociali e delle cosiddette scienze dure.

La prospettiva comune sarà quella che parte da un’idea della ‘razza’ come costruzione sociale e come campo semantico mai conchiuso una volta per tutte, risultato della sedimentazione nel tempo di immagini e immaginari razziali locali e transnazionali.

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