Il 28 gennaio se n’è andata Adriana Dadà. Storica dell’anarchismo, studiosa dell’opposizione al fascismo e delle migrazioni, professoressa di storia contemporanea all’Università di Firenze, Adriana ha sempre coniugato l’impegno scientifico a quello di militante comunista anarchica di lunga data, scrutatrice attenta e partecipe del tempo presente. Sono questi tratti ad aver avvicinato, quasi naturalmente, la sua traiettoria a quella di «Zapruder» fin dagli esordi. Pur non essendo mai stata interna alla redazione o alle strutture associative, nel 2013 utilizza il ‘noi’ per proporre all’assemblea di Storie in Movimento un monografico sulla Public history, che sarebbe effettivamente confluito nel numero 36 del 2015 da lei curato con Damiano Garofalo e Andrea Tappi. A sottolineare quel riconoscersi in un orizzonte comune che trascende la particolarità dei percorsi individuali.
E il suo è stato particolarmente ricco, tanto che non è facile riassumerlo in poche righe.
Rileggere oggi la sua sintesi della storia dell’anarchismo in Italia (L’anarchismo in Italia: fra movimento e partito. Storia e documenti, Milano, Teti 1984), quasi dimenticata, è interessante per molte ragioni. Intanto per la lettura estremamente schietta che fa di questa corrente del movimento operaio, poi per la capacità di spiegarne i nodi fondamentali senza paura di formulare giudizi e, infine, per l’attenzione alla lettura dei documenti, prodotti dal movimento e dai suoi avversari, che vengono offerti in un’ampia appendice documentaria, com’era consuetudine al tempo. Sono tratti che si ritrovano anche nei lavori successivi, da quelli sulla resistenza antifascista e internazionalista fino ai lavori sul ’68 – fra cui proprio il numero 16 di «Zapruder» per il quarantennale – o ancora agli studi più recenti sulle donne migranti (le balie, le “barsane” della Lunigiana).
Ma forse più che nei libri, il suo contributo storiografico più prezioso va cercato nella moltitudine di articoli e di interventi, che si spera verranno riuniti e messi a disposizione per renderle omaggio. Più difficile sarà invece rintracciare, accanto agli articoli, i mille progetti a cui ha dato un contributo, più o meno grande, mescolando il suo ‘io’ con quel ‘noi’ che le era naturale, istintivo: da quelli archivistici e storiografici (edizioni Crescita politica, Centro Studi Politico Sociale Archivio il Sessantotto, Museo Archivio della Memoria di Bagnone, Archivi della Resistenza di Fosdinovo, per citarne solo alcuni) fino a quelli più direttamente legati all’impegno politico e all’intervento sociale (Federazione dei Comunisti Anarchici o i più recenti Per un’altra città, il percorso affianco alla comunità senegalese di Firenze dopo l’uccisione per mano fascista di Samb Modou et Diop Mor nel 2011, la Rete Antifascista nel rione San Jacopino contro Casapound…).
Sempre tenendo conto che questi due aspetti sono stati per lei due facce di una stessa medaglia.
Scrivono, cari compagni, quello che gli conviene […] anche perché i veri attori non ci sono mai, le masse non compaiono, così la storia si travisa e sembra che le conquiste che costarono fiumi di sangue furono opera di un’élite.
Adriana Dadà, «Scrivono, cari compagni, quello che gli conviene». La ricerca storica tra carte e fonti viventi, «Zapruder», n. 7 (2005), pp. 98-101.
Ciao, Adriana.





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