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Pazza idea

Pazza idea. Genere, salute mentale, controllo

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Copertina «Zapruder», n. 41 (set-dic 2016)

«Pericoloso per sé, per gli altri e di pubblico scandalo»: questo il criterio guida, in Italia, per l’internamento degli «anormali» sin dalle disposizioni sui manicomi e sugli alienati presenti nella legge 36 del 1904. La legge 180 del 1978 – più nota, seppur impropriamente, come “legge Basaglia” – si configurò come un punto di passaggio, e non di arrivo, all’interno di un cammino avviato durante la “stagione dei movimenti”, quando si iniziarono a immaginare risposte altre alle sofferenze di donne e uomini, e in diverse città soggetti diversi (psichiatri, infermieri, familiari, operatori sociali, politici) svilupparono un ampio dibattito sulla questione della psichiatria, denunciando a gran voce il carattere segregante e discriminatorio dell’istituzione manicomiale, e si cercarono collettivamente vie nuove per il superamento degli ospedali psichiatrici. E apparve chiaro fin da subito che per distruggere il manicomio, occorreva prima di tutto rovesciare la prospettiva tradizionale, porsi dal punto di vista degli internati e scoprire la disumanità e la sostanziale inutilità di ciò che veniva presentato come cura e riabilitazione. Ciò che veniva condannato era un sistema di fatto carcerario, quello degli ospedali psichiatrici provinciali, che prometteva di guarire patologie come se si fosse stati in un ospedale “comune” ma che di fatto da un paio di secoli (per limitarci ad una prospettiva “eurocentrica”) cercava di risolvere il problema della marginalità e della follia ponendo folli e marginali oltre i confini della società “buona”.

Chi non era funzionale al lavoro e al progresso, chi rimaneva al di fuori dei parametri reputati “normali” e dunque non aveva lavoro, famiglia o amor di patria era considerato un granello di sabbia nell’ingranaggio, e dunque andava in qualche modo rimosso.

Con questo numero di «Zapruder» abbiamo cercato di utilizzare – anche – la categoria del “genere” come lente attraverso la quale analizzare svariate forme di “gestione” della malattia mentale. È una prospettiva di genere a permettere di far emergere le dinamiche dell’internamento di coloro che, rompendo tabù e sconvolgendo abitudini, hanno osato oltrepassare i limiti e spostare i confini tracciati intorno a sé, e allo stesso tempo sono state accusate di essere “naturalmente” portate alla follia.

Indice n. 41 (set-dic 2016)

EDITORIALE

  • Alice Corte, Ilaria La Fata e Lidia Martin, Una diagnosi sul filo del tempo

ZOOM

  • Mònica Balltondre Pla, Che diavolo di genere! Oltre la malattia mentale e la ribellione
  • Domizia Weber, Indemoniate, ossesse, folli. Esorcismi e medicina dopo il Concilio di Trento
  • Giuseppe Cilenti, Tragica follia. Le Baccanti di Euripide tra crisi politica e marginalità sociale
  • Marianna Scarfone, Tripoli-Palermo andata e ritorno? I trasferimenti dei pazienti psichiatrici tra colonia e madrepatria 1912-1952

VOCI/IMMAGINI

  • Assunta Signorelli, Mule matte. Voci e volti dall’ospedale psichiatrico di Trieste (a cura di Luca Meneghesso)

SCHEGGE

  • Olivia (Roger) Fiorilli, Psichiatria ed esperienze trans*. Una storia di controllo e conflitto biopolitico
  • Enrico Gargiulo, Costruire il buon poliziotto. I manuali di polizia tra il secondo dopoguerra e la metà degli anni sessanta
  • Vincenzo De Fanis, Abruzzo/Abruzzi. Sviluppo e conflitto in una regione plurale

LUOGHI

  • Claudia Celentano, Archivio dell’ospedale psichiatrico San Salvi di Firenze

IN CANTIERE

  • Federica Porcarelli, Le donne dal manicomio alla salute mentale comunitaria

VOCI

  • Oltre il giardino, «Anche la maionese, a volte impazzisce» (a cura di Lidia Martin)

STORIE DI CLASSE

  • Monica Dei Cas, Disagio. Esperienze sul campo nella scuola italiana di Barcellona

INTERVENTI

  • Giovanni Pietrangeli, Oziosi, sporchi e cattivi. Rappresentazioni della disoccupazione nel lungo periodo
  • Associazione Ex lavanderia, Il Santa Maria della pietà, tra sfruttamento e riuso

RECENSIONI

Fabrizio Billi (Valerio Evangelisti, Il sole dell’avvenire. Vol. 2: chi ha del ferro ha del pane); Mackda Ghebremariam Tesfau (Gaia Giuliani, a cura di, Il colore della Nazione); Giovanni Pietrangeli (Gian Luigi Bettoli, Il volto nascosto dello sviluppo. Contadini, operai e sindacato in Friuli dalla Resistenza al “Miracolo economico”)

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